Non chiederti solo se vince: chiediti quanto spesso vince
Nel betting la domanda non è solo se una squadra può vincere. La domanda vera è quanto spesso dovrebbe vincere rispetto alla quota proposta. Perché una quota non è una previsione secca: è un prezzo.
La domanda incompleta
Una delle domande che leggo più spesso è: “Secondo voi questa squadra vince?”
È una domanda normale. Ma nel betting è una domanda incompleta.
La domanda giusta dovrebbe essere: “Secondo voi questa squadra quanto spesso vince?”
Perché il betting non gira intorno al pronostico. Gira intorno alla quota.
La quota è una probabilità trasformata in prezzo
La quota non è altro che una probabilità trasformata in prezzo.
Non basta dire: “Secondo me vince”. Bisogna chiedersi: “La quota mi sta pagando abbastanza rispetto alla reale probabilità che questo evento accada?”
Esempio con quota 2.00
Una squadra è quotata 2.00.
A quota 2.00, per andare in pari nel lungo periodo, quella squadra deve vincere almeno il 50% delle volte: 1 / 2.00 = 50%.
Se secondo me quella squadra vince quella partita il 55% delle volte, allora quella quota ha valore.
Non significa che vincerà oggi. Significa che, se potessi rigiocare quella stessa situazione tante volte, a quella quota sarei in vantaggio.
Esempio con quota 1.80
Una squadra è quotata 1.80.
La probabilità implicita è 1 / 1.80 = 55,6%.
Quindi il mercato sta dicendo: “Questa squadra deve vincere almeno 55,6 volte su 100 per rendere la giocata sostenibile”.
Se la mia valutazione è che quella squadra vinca il 62% delle volte, allora per me quella quota è buona. Se invece penso che vinca il 53% delle volte, magari può anche vincere oggi, ma la quota non ha valore.
Cos'è il valore atteso positivo
Questo è il concetto di EV positivo, cioè valore atteso positivo.
Non gioco una quota perché “dovrebbe uscire”. La gioco se penso che sia pagata più di quanto dovrebbe.
Il betting serio non è indovinare una partita. È prendere, nel tempo, decisioni con valore atteso positivo.
Perché le quote basse sono difficili da stimare
Per questo non amo giocare quote troppo basse, tipo 1.30.
A quota 1.30, la probabilità implicita è circa 1 / 1.30 = 76,9%. Vuol dire che quell'esito deve verificarsi quasi 77 volte su 100 solo per andare in pari.
Per avere vero valore, dovrei pensare che accada ancora più spesso: 80%, 82%, 85%.
Quando una quota è così bassa, il margine di errore diventa piccolissimo. Se io penso che un evento abbia l'82% di probabilità, ma in realtà ne ha il 75%, sto facendo una giocata pessima anche se “sembra sicura”.
Noi esseri umani siamo spesso molto scarsi a stimare probabilità troppo alte o troppo basse. Tendiamo a dire: “Questa è quasi sicura”. Ma tra 75%, 80% e 85% c'è una differenza enorme.
E su una quota bassa quella differenza cambia tutto.
Nessuno conosce il valore con certezza
Preferisco cercare quote dove il mercato, secondo me, sta sbagliando davvero prezzo.
Poi attenzione: nessuno ha la certezza assoluta di cosa abbia davvero valore e cosa no.
Non esiste una voce che ti dica: “Questa quota è sicuramente EV+”.
Il lavoro sta proprio lì: analisi, metodo, esperienza, dati, contesto e disciplina.
Il risultato di oggi non basta
Nel breve periodo puoi prendere una quota buona e perderla. Puoi prendere una quota sbagliata e vincerla.
Ma nel lungo periodo, se sei bravo e se i tuoi risultati sono positivi, vuol dire che in generale stai comprando quote meglio di quanto il mercato le sta prezzando.
Conclusione
Il risultato di oggi conta.
Ma il prezzo che hai comprato conta molto di più.
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